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Via Amerina

07/06/2011 : 12:37

COMPRENSORIO DELLA VIA AMERINA E DELLE FORRE
 
  
GUIDA ENOGASTRONOMICA  GUIDA AI MUSEI       GUIDA AI CENTRI STORICI
 
 
La via Amerina si staccava dalla Cassia nella valle del Baccano e, attraverso l’antico ager faliscus, metteva in comunicazione Roma con l’Umbria, prendendo nome dalla città di Amelia (Ameria). Costruita dopo la conquista romana del territorio (241 a.C.), inglobò l’antico sistema viario preromano, collegando importanti assi trasversali (Cassia, Flaminia, Tiberina).
Il percorso, ancora identificabile, è segnato dalle città (Nepi, Falerii Novi) e dalle località prossime
(Castel S. Elia, Civita Castellana, Fabrica di Roma, Corchiano, Gallese, Vasanello, Orte); altri centri si offrono come punti di riferimento per interessanti diversioni (Faleria, Calcata).
La via Amerina è, in sintesi, una strada romana che attraversa il territorio falisco, conservando l’eco profonda dell’età medievale e della tradizione cristiana; in tal senso, è riuscita ad assorbire le memorie storiche ed artistiche delle aree interessate, offrendo il punto di riferimento per l’identificazione di un preciso itinerario culturale ed ambientale. Del periodo falisco restano i pagi, con le relative necropoli: arroccati sui pianori tufacei dominanti le vallate, ospitarono popolazioni dedite alle prime forme di agricoltura organizzata, sostenuta da ingegnosi sistemi di bonifica e drenaggio (cunicoli, pozzi verticali, dighe fluviali). La conquista romana facilitò il decentramento urbano e l’incremento della produzione agricola, con nuove città (Falerii Novi) e nuove vie di comunicazione (Amerina, Flaminia), mentre fattorie e ville rustiche si insediavano nell’ambiente rurale.
 
La fine del dominio romano e le incursioni barbariche, dal V al X secolo, modificarono l’assetto dell’area, con il rafforzamento degli abitati posti sulle alture protette; la guerra greco-gotica (sec. VI) e il conseguente riordino bizantino, decretarono la fortificazione di alcuni centri gravitanti sull’Amerina (Nepi, Falerii, Gallese), risultati poi determinanti nella successiva invasione longobarda: i solidi castra proteggevano l’unico percorso sicuro tra il ducato di Roma e l’esarcato di Ravenna (il corridoio bizantino), garantendo le necessarie comunicazioni.
 
La successiva azione della Chiesa romana restituì tranquillità all’intero tracciato e l’Amerina assunse un ruolo secondario. La religione cristiana ha lasciato significative testimonianze sul percorso amerino, spesso coincidenti con i luoghi segnati dal martirio dei primi fedeli, dalle catacombe di Nepi (catacomba di S. Savinilla; SS. Tolomeo e Romano) e di Falerii Novi (catacomba dei SS Gratiliano e Felicissima), sino ai patroni di Civita Castellana (SS. Marciano e Giovanni) e Vasanello (cappella di S. Lanno); dei secoli successivi restano significativi luoghi di culto a Castel S. Elia (santi monaci della Valle Suppentonia) e Gallese (basilica di S. Famiano, monaco pellegrino del XII secolo).
 
Sui numerosi castra si sono poi inserite prestigiose strutture rinascimentali e barocche, spesso ospitate negli antichi castelli e rocche, vigili custodi di un nobile trascorso mai sopito dal tempo.

 

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Ultimo aggiornamento: 17/07/2015 - 11:43
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